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Chieri

Il Comune di Chieri gestisce e amministra l’omonima cittadina che sorge su un paesaggio collinare ricco di storia ed è attivo nel ridare funzionalità e attenzione al territorio.

chieri con scritta 2

La Città di Chieri è un centro di notevole rilievo storico-monumentale nel contesto piemontese. Di origine romana (Antica Carreum Potentia), fu villaggio alle dipendenze del vescovo di Torino e dei conti di Biandrate, ma assunse, almeno a partire dal 1168, un certo grado di autonomia, come altri comuni dell’Italia settentrionale, redigendo leggi proprie (gli statuti civili del 1311 e quelli criminali e di campagna, di poco più tardi). Le due cerchie di mura difensive sono ancora in parte ravvisabili nel contesto edilizio del centro, mentre rimane la torre del vescovo di Trino Landolfo (circa anno 1030) e la cripta nella grande Collegiata di Santa Maria della Scala (cosiddetto Duomo di Chieri). Lo sviluppo edilizio tre-quattrocento fu dovuto alla presenza di molti ordini religiosi e di un ceto imprenditoriale (talvolta di antica origine signorile) particolarmente dinamico, al punto da stabilire rapporti duraturi con la Francia (Lione), le Fiandre (Bruges) e altri paesi europei. Gli edifici religiosi sorsero grandi e ricchi: la Collegiata, le chiese dei Domenicani e dei Francescani, degli Agostiniani, delle Clarisse e di molte altre realtà religiose, padrone di vastissime estensioni di terreno agricolo.

La nobiltà locale e torinese erigeva numerose ville sulla collina e alcune in piano (villa Il Cipresso, Castello di Pessione, secolo XVIII). Artisti ed architetti illustri operano in un contesto ricco e colto: Bernardo Vittone, Guglielmo Caccia, Daniele Seyter, Mario Quarini, Nei secoli successivi si aggiunsero gli ordini di nuova costituzione (Gesuiti, Barnabiti), Nell’epoca della rivoluzione francese si assistette alla nascita di grandi opifici (quello dei Levi principalmente). Il moltiplicarsi delle fabbriche nel corso dell’Ottocento cambiò aspetto alla città vecchia e pose le basi per l’espansione dell’abitato verso il piano, nella zona della stazione ferroviaria (1874). La massiccia immigrazione veneta e meridionale tra il 1930 e il 1970 raddoppiò gli abitanti, portandoli a oltre 30.000 alle fine del XX secolo.

La grave crisi del tessile europeo causò la perdita di numerose fabbriche e della principale fonte di prosperità di Chieri, che nel nuovo secolo è in cerca di una nuova “vocazione” culturale e che resta al centro di una importante rete di servizi per una ventina di Comuni limitrofi (ospedale, scuole, biblioteca di Polo d’Area, Comando Carabinieri).